
Si accende la polemica politica dopo la commemorazione di Valerio Verbano, ucciso il 22 febbraio 1980 sotto casa da un commando neofascista. Nel mirino del centrodestra finiscono il presidente del III municipio Paolo Emilio Marchionne e l’amministrazione municipale, accusati da esponenti di Fratelli d’Italia di aver ostacolato la deposizione della corona della Regione Lazio e di non aver impedito contestazioni contro la consigliera regionale Marika Rotondi, delegata dal presidente della Regione.
Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha parlato di «brutta pagina», chiedendo al sindaco Roberto Gualtieri di prendere provvedimenti. Sulla stessa linea il presidente della Regione Francesco Rocca, che ha denunciato presunte minacce alla propria delegata.
Di segno opposto la versione del municipio e del Partito democratico. Marchionne respinge le accuse e parla di «realtà stravolta», spiegando di aver ringraziato la rappresentante della Regione per la presenza e di averla informata preventivamente della possibile contestazione da parte di alcuni attivisti. «Nessun tentativo di impedire la deposizione», ribadiscono dal Municipio.
Il Pd romano e laziale parla apertamente di «vittimismo» e «strumentalizzazione». Per il segretario romano dem Enzo Foschi non ci sarebbe stata «alcuna minaccia», mentre la consigliera regionale Emanuela Droghei definisce le polemiche «incredibilmente fuori luogo». Anche Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale Pd, sottolinea che un video della cerimonia «smentirebbe la propaganda della destra».
Dal territorio, gli iscritti Pd di Montesacro ricordano che la commemorazione è «un appuntamento radicato nella storia del quartiere» e definiscono «surreale» lo scandalo sollevato dal centrodestra per una contestazione ritenuta «una normale protesta democratica».
Al centro dello scontro c’è il significato politico della commemorazione. FdI rivendica un percorso di «pacificazione nazionale» e denuncia un clima di ostilità verso la propria rappresentante. Il Pd ribatte accusando la destra di voler «appropriarsi» della memoria di un giovane militante comunista ucciso dai fascisti, trasformando un momento di raccoglimento in un caso politico.
«La memoria di Valerio appartiene alla città e merita rispetto, non propaganda», è la linea che unisce le dichiarazioni dei dem capitolini e regionali, che esprimono piena solidarietà a Marchionne e parlano di «attacchi gravi e infondati».
Lo scontro si sposta infine sul piano istituzionale, con FdI che chiede un intervento del sindaco e il Pd che invita a «non alimentare tensioni» su una vicenda che, a 46 anni di distanza, continua a segnare profondamente la storia politica di Roma.
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