Roma, 23 ottobre 2026
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Clima, il 5 dicembre manifestazione nazionale a Roma: nove associazioni in piazza con quattro richieste al Governo

Il 5 dicembre Piazza del Popolo ospita La Terra chiamò, la manifestazione nazionale per il clima promossa da nove organizzazioni ambientaliste.

di Edoardo Iacolucci TEMPO DI LETTURA 3'
Conferenza Stampa, La terra chiamò

Conferenza Stampa, La terra chiamò

Il cambiamento climatico torna al centro della mobilitazione nazionale. Sabato 5 dicembre, dalle 12.30 al tramonto, Piazza del Popolo a Roma ospiterà La Terra chiamò, una manifestazione per chiedere al Governo interventi contro la crisi climatica, dopo un'estate segnata da temperature estreme e conseguenze sulla salute, sull'ambiente e sull'economia.

L'iniziativa è promossa da Asvis, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e Wwf Italia, con il sostegno di Green Heroes. Sul palco si alterneranno scienziati, amministratori locali, rappresentanti del volontariato e delle imprese, giovani ed esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo.

L'obiettivo è riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico, attraverso le testimonianze di chi ne subisce gli effetti e la presentazione di quattro richieste rivolte al Governo e alle forze politiche italiane.

Dall'emergenza caldo ai prezzi alimentari: gli effetti della crisi climatica

A motivare la mobilitazione sono anche i dati relativi all'estate 2026.

Secondo analisi scientifiche riportate dagli organizzatori, pubblicate sulla rivista Nature Health, nelle città europee si sarebbero verificati oltre 50mila decessi in eccesso attribuibili al caldo.

L'Italia risulterebbe il Paese con il numero assoluto più elevato tra quelli esaminati, con 13.303 decessi stimati in 87 aree urbane.

Le conseguenze delle temperature estreme non colpiscono tutti allo stesso modo. Secondo il think tank Ecco, i rischi dipendono anche dall'età, dalle condizioni economiche, dalla presenza di verde urbano e dalla possibilità di proteggersi dal caldo nelle abitazioni.

L'estate ha lasciato conseguenze anche sul Mediterraneo, dove le temperature superficiali hanno raggiunto valori fino a 8 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Un fenomeno che mette sotto pressione gli ecosistemi marini, dalla Posidonia alle specie ittiche, con ripercussioni sulla pesca e sulle attività economiche collegate al mare.

«Vediamo bruciare i boschi, ma non vediamo bruciare il mare. Eppure, sta succedendo»,

spiega Raffaella Giugni, segretario generale di Marevivo.

Anche l'agricoltura risente delle condizioni climatiche. Secondo le stime del Centro comune di ricerca della Commissione europea, nel 2026 le rese nell'Unione europea risultano inferiori alla media degli ultimi cinque anni dell'8% per il mais da granella e del 7% per le patate.

In Italia, intanto, a settembre i prezzi degli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% su base annua. Un rincaro che si inserisce in un quadro di vulnerabilità economica: secondo l'Istat, nel 2025 5,4 milioni di persone non potevano permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni.

Le quattro richieste delle associazioni al Governo

La manifestazione del 5 dicembre porterà in piazza quattro obiettivi politici e ambientali.

Il primo riguarda la necessità di riportare il clima al centro dell'agenda politica, riconoscendo il cambiamento climatico come una questione di sicurezza nazionale, con conseguenze sulla salute dei cittadini e sulla stabilità dei territori.

Il secondo punta ad accelerare la riduzione delle emissioni, attraverso l'abbandono progressivo dei combustibili fossili e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il terzo riguarda il rafforzamento delle politiche di adattamento, per proteggere le comunità più vulnerabili, le città e gli ecosistemi.

Infine, le organizzazioni chiedono di applicare il principio «chi inquina paga», prevedendo un contributo delle aziende del settore fossile al finanziamento della transizione energetica e degli interventi di adattamento.

Le richieste confluiranno in un manifesto condiviso da presentare al Governo e alle forze politiche.

«L'estate appena trascorsa ha reso evidente la crisi climatica. È urgente riportarla in cima all'agenda politica e accelerare la transizione verde. Per questo il 5 dicembre porteremo a Roma La Terra chiamò, una manifestazione nazionale per rimettere il cambiamento climatico al centro del dibattito politico», dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.

Secondo i dati presentati dagli organizzatori, nel 2025 le rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana, mentre il fotovoltaico ha superato i 44 terawattora di produzione. I posti di lavoro legati alla green economy sono arrivati a circa 3,3 milioni, pari al 13,8% dell'occupazione complessiva.

Una questione di sicurezza e giustizia sociale

Tra i temi centrali della manifestazione anche il rapporto tra crisi climatica e disuguaglianze. L'aumento delle temperature, infatti, espone a rischi maggiori anziani, bambini, lavoratori all'aperto e persone che dispongono di minori risorse economiche.

«Quando parliamo di cambiamento climatico parliamo della vita delle persone. L'estate appena trascorsa ci ha detto che non possiamo più aspettare; che l'adattamento ad un clima che è già cambiato va fatto subito», sottolinea Riccardo Luna, giornalista e curatore della Venice Climate Week.

Sul ruolo delle istituzioni interviene anche Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che chiede di accelerare la realizzazione degli impianti rinnovabili, l'elettrificazione dei trasporti e gli investimenti nell'efficienza energetica, oltre a destinare risorse all'attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Per Gaetano Benedetto, vicepresidente del Wwf Italia, la sicurezza climatica dovrebbe ricevere un'attenzione analoga a quella riservata ad altre questioni di sicurezza pubblica.

«È stupefacente come media, istituzioni e politica, così attenti alla sicurezza quando si parla di guerre, criminalità e migrazioni, sottovalutino la sicurezza climatica, che riguarda tutti noi».

Il programma del 5 dicembre a Piazza del Popolo

La giornata prenderà il via alle 12.30, con l'apertura della piazza, un'area dedicata alle famiglie e attività di sensibilizzazione ambientale.

Dalle 14.30 inizieranno gli interventi dal palco, con le testimonianze di agricoltori, lavoratori, operatori sanitari, amministratori locali e volontari impegnati nelle emergenze. Seguiranno contributi scientifici, racconti delle esperienze territoriali e interventi delle nuove generazioni.

Musica, arte e cultura accompagneranno la manifestazione, che si concluderà al tramonto con un momento collettivo e la lettura delle richieste delle associazioni. Il programma completo, con i nomi degli artisti e degli ospiti, sarà annunciato nelle prossime settimane.

La data del 5 dicembre coincide con due ricorrenze internazionali: la Giornata mondiale del suolo, promossa dalla Fao, e la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite. Un intera giornata per affrontare i temi quotidiani del dissesto idrogeologico, della tutela dell'agricoltura e del ruolo delle comunità nella prevenzione delle emergenze ambientali.

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