
Bollette e carburanti sempre più cari rischiano di frenare investimenti, consumi e occupazione, mettendo sotto pressione le piccole imprese del Lazio. A lanciare l’allarme è CNA Lazio, che rilancia le stime nazionali sul costo dell’energia e chiede interventi per contenere la spesa e sostenere le attività produttive. Nello scenario di prezzi finali medi superiori del 20 per cento rispetto al 2025, il conto energetico italiano potrebbe arrivare nel 2026 a circa 206 miliardi di euro, con un aumento di oltre 33 miliardi rispetto allo scorso anno. Una cifra che supererebbe anche il livello raggiunto nel 2022, durante la precedente crisi energetica. Secondo le proiezioni nazionali, l’incremento medio annuo potrebbe superare i 500 euro per famiglia e i 4.500 euro per impresa. Si tratta di stime riferite all’intero Paese, che evidenziano tuttavia la pressione sui bilanci delle aziende e la necessità di misure a sostegno del tessuto produttivo regionale.
A pagare il prezzo degli aumenti sono soprattutto le attività che hanno consumi energetici significativi e margini ridotti: laboratori artigiani, forni, saloni di acconciatura e piccole imprese manifatturiere. Per queste realtà, il rincaro delle bollette può tradursi in meno risorse da destinare all’acquisto di attrezzature, alla formazione dei dipendenti e alle nuove assunzioni. «Dietro ogni bolletta ci sono persone che lavorano, stipendi da pagare e attività da portare avanti», dichiara Michelangelo Melchionno, presidente di CNA Lazio. A pesare è anche il costo dei carburanti, che incide sulle imprese impegnate nel trasporto delle merci, nei cantieri, nelle manutenzioni e nei servizi sul territorio. I dati nazionali mostrano inoltre che ridurre i consumi non basta necessariamente a contenere la spesa. Nei primi otto mesi del 2026, i volumi di gasolio per autotrazione sono diminuiti del 4,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la spesa è aumentata del 12,6 per cento.
Per CNA Lazio, la riduzione del costo dell’energia deve diventare una priorità delle politiche economiche. «Nel Lazio le piccole imprese sono un presidio economico e sociale. Quando un’attività si indebolisce, ne risentono le famiglie, le filiere locali e i servizi di prossimità», sottolinea Melchionno. L’associazione sostiene quindi la proposta avanzata a livello nazionale di istituire, con la prossima legge di bilancio, un fondo da un miliardo di euro l’anno per finanziare piccoli impianti fotovoltaici destinati all’autoproduzione energetica delle micro e piccole imprese. L’obiettivo è consentire alle aziende di produrre direttamente una parte dell’energia necessaria alle proprie attività, riducendo la dipendenza dai prezzi di mercato e rendendo più sostenibili i costi di gestione. «Non possiamo lasciare che l’incertezza assorba le energie e le prospettive di chi ogni giorno crea lavoro», conclude il presidente di CNA Lazio, chiedendo interventi capaci di tutelare le imprese e salvaguardare investimenti e occupazione.
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