
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel carcere minorile di Casal del Marmo (La Capitale)
Sei mesi fa, davanti ai giovani detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, il ministro della Giustizia Carlo Nordio invitava i ragazzi a non avere paura della cultura, sottolineandone il valore educativo e la capacità di offrire nuove prospettive. Oggi il Guardasigilli propone di aumentare i posti disponibili nelle carceri giovanili, valutando anche la possibilità di destinare ai minorenni alcuni settori degli istituti per adulti.
Una prospettiva che ha suscitato la dura reazione dell'associazione Antigone, secondo cui l'ampliamento della capacità detentiva rischia di compromettere il modello educativo della giustizia minorile italiana, senza affrontare le cause della criminalità giovanile.
La proposta del ministro arriva dopo i recenti arresti di minorenni coinvolti in episodi di violenza a Milano. Intervenendo il 22 ottobre a Sky Tg24, Nordio ha riconosciuto le difficoltà del sistema penitenziario minorile.
«Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta».
Il ministro ha spiegato che il dicastero sta valutando soluzioni per affrontare la carenza di posti disponibili, attraverso l'ampliamento delle strutture esistenti e l'eventuale utilizzo di sezioni delle carceri per maggiorenni da destinare ai giovani detenuti.
Una risposta all'emergenza che, secondo Antigone, rischia di spostare ulteriormente il sistema minorile verso un modello prevalentemente detentivo.
Era il 9 aprile 2026 quando lo stesso ministro inaugurava nell'Istituto penale per minorenni di Casal del Marmo, a Roma, la nuova edizione di Libri Liberi, la rassegna promossa dalla Fondazione De Sanctis per portare letteratura e cinema negli istituti penitenziari.
Davanti a una ventina di giovani detenuti, alla presenza dell'attrice Benedetta Porcaroli, il Guardasigilli aveva partecipato alla proiezione del film Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli, diretto da Giuseppe Piccioni, sottolineando il ruolo della cultura nei percorsi di crescita personale.
«Ci sono aiuti che fanno girare il cervello, il cuore, il sentimento delle persone. E questi sono dati dalla cultura».
Rivolgendosi direttamente ai ragazzi, Nordio aveva poi concluso:
«Non bisogna avere paura della cultura».
Un intervento incentrato sulla funzione rieducativa della pena e sull'importanza di offrire ai giovani detenuti occasioni di riflessione e cambiamento. Una visione che oggi si confronta con la necessità, indicata dallo stesso ministro, di aumentare la disponibilità di posti detentivi.
È proprio sull'equilibrio tra sicurezza, educazione e ricorso al carcere che si concentra la critica di Antigone, secondo cui la risposta alla crescita della popolazione detenuta non può limitarsi all'ampliamento delle strutture penitenziarie.
A contestare l'impostazione del ministro è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell'osservatorio sulle carceri minorili dell'associazione.
«La logica sembra essere quella del «colpirne uno per educarne cento». Ma la giustizia minorile non può essere usata come uno strumento di intimidazione collettiva. La detenzione non è una risposta educativa e non può sostituire le politiche sociali, il lavoro delle comunità, il sostegno alle famiglie e gli interventi capaci di raggiungere ragazze e ragazzi prima che la loro situazione precipiti».
Secondo l'associazione, le difficoltà attuali sarebbero anche il risultato delle scelte politiche adottate negli ultimi anni, tra cui il decreto Caivano e i decreti sicurezza, che avrebbero progressivamente ampliato il ricorso alla detenzione minorile.
I dati riportati da Antigone evidenziano un aumento significativo della popolazione detenuta negli Istituti penali per minorenni (Ipm). Alla fine del 2022 erano presenti 381 persone, mentre ad agosto 2026 il numero era salito a 550. Un incremento di 169 detenuti, pari al 44,4%, che ha contribuito ad aggravare il problema del sovraffollamento.
Particolarmente significativo è anche il dato relativo alla posizione giudiziaria dei detenuti: il 68,1% delle persone presenti negli Ipm ad agosto non aveva ancora ricevuto una condanna definitiva, mentre più di una su quattro era in attesa del primo giudizio.
Antigone denuncia inoltre le conseguenze del sovraffollamento sulle attività educative e sulle condizioni di vita all'interno degli istituti, richiamando le indagini condotte insieme ad Altreconomia sull'aumento del consumo di psicofarmaci tra i giovani detenuti.
A questo quadro si aggiungono i procedimenti giudiziari per presunte torture ai danni di ragazzi detenuti negli istituti minorili di Roma e Milano. Nel caso romano, secondo quanto riferito dall'associazione, sono già state avanzate alcune richieste di rinvio a giudizio.
L'ipotesi di utilizzare sezioni delle carceri per adulti è tra gli aspetti più contestati da Antigone. Per l'associazione, il sistema minorile deve continuare a riconoscere le specificità dell'adolescenza, garantendo percorsi individualizzati di responsabilizzazione e reinserimento sociale.
A preoccupare è anche la situazione degli istituti penitenziari ordinari, che secondo i dati richiamati dall'associazione ospitano oltre 20mila persone in più rispetto ai posti regolamentari.
«Non c'è alcuna logica di prevenzione criminale nell'aumentare semplicemente i posti detentivi. La sicurezza non si costruisce moltiplicando le celle, né trattando il carcere come la risposta ordinaria alle difficoltà e ai comportamenti dei più giovani».
Per Marietti, la strada da seguire dovrebbe invece privilegiare servizi territoriali, comunità educative, formazione, sostegno psicologico e interventi di prevenzione, senza rinunciare alla responsabilizzazione dei giovani autori di reato.
Il dibattito proseguirà il 26 novembre 2026 a Roma, con l'appuntamento conclusivo degli Stati Generali della Giustizia Minorile, promossi da Antigone insieme a Libera e Defence for Children Italia.
Il percorso, avviato nel marzo scorso, ha coinvolto circa 500 esperti, tra magistrati, avvocati, educatori, operatori sociali, ricercatori e rappresentanti delle organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei minori.
Durante l'incontro saranno presentate proposte per affrontare la crisi del sistema penitenziario minorile, con particolare attenzione alla prevenzione della criminalità e al rafforzamento dei percorsi educativi.
«Di fronte alla crisi della giustizia minorile servono responsabilità e soluzioni, non dichiarazioni che scambiano la punizione per prevenzione. Il Governo è ancora in tempo a scegliere di ascoltare chi conosce il sistema e lavora per migliorarlo».
La questione resta dunque aperta tra le esigenze di sicurezza richiamate dal ministro e la necessità, sostenuta da Antigone, di preservare la funzione educativa della giustizia minorile. Un confronto che riguarda non soltanto il numero di posti nelle carceri, ma soprattutto quale percorso offrire ai giovani che entrano nel circuito penale e quali possibilità garantire loro una volta usciti.
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