Roma, 2 ottobre 2026
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Campo largo, Gualtieri si sfila dal toto-federatore: «Io concentrato su Roma». Ma nel centrosinistra resta il nodo della leadership

Il sindaco di Roma respinge l’ipotesi di un ruolo da federatore dell’alleanza: «Lavoro al secondo mandato». Intanto Schlein e Conte si contendono la guida del centrosinistra, mentre torna a circolare l’ipotesi di un terzo nome

di Camilla Palladino TEMPO DI LETTURA 3'
Campo largo, Gualtieri si sfila dal toto-federatore: «Io concentrato su Roma». Ma nel centrosinistra resta il nodo della leadership

Roberto Gualtieri si tira fuori dal toto-federatore. Il sindaco di Roma, indicato nelle ultime settimane tra i possibili nomi capaci di superare la sfida per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, ribadisce di avere altre priorità: Roma e il progetto di un secondo mandato in Campidoglio. «Sono concentrato sul mio lavoro di sindaco e poi sulla sola prospettiva di un secondo mandato», ha detto il primo cittadino intervenendo a 24 Mattino su Radio 24. Una risposta che arriva mentre nel centrosinistra resta aperto uno dei nodi destinati a pesare maggiormente sulla costruzione dell’alleanza in vista delle elezioni politiche del 2027: chi guiderà il campo progressista.

Schlein o Conte, la partita sulla leadership

Il Pd di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte hanno costruito negli ultimi mesi un percorso comune con Alleanza Verdi e Sinistra, ma la fotografia di unità non ha ancora risolto la questione della leadership. A luglio, dal palco di Napoli, i quattro leader avevano lanciato di fatto la campagna elettorale del Campo largo, con Schlein che aveva rivendicato la necessità di non ripetere gli errori delle precedenti elezioni e di evitare nuove divisioni. Il problema è che Pd e M5S arrivano a questo appuntamento con una diversa idea di come individuare il candidato premier. Schlein ha indicato come strada il principio secondo cui il candidato dovrebbe essere il leader del partito più votato dell’alleanza oppure essere scelto attraverso le primarie. Conte, invece, continua a tenere aperta la possibilità di una soluzione diversa. Nelle ultime ore l’ex presidente del Consiglio ha rilanciato proprio l’ipotesi di un nome terzo, sostenendo di essersi detto disponibile a individuarlo, ma affermando che dal Pd sarebbe arrivato un rifiuto. Dal Nazareno la ricostruzione è stata contestata.

Il «federatore» che ancora non c’è

Da mesi il centrosinistra cerca così una figura capace di mettere d’accordo le diverse anime dell’alleanza senza trasformare la scelta del candidato premier in uno scontro diretto tra i due principali leader. Nel «toto-federatore» sono comparsi diversi nomi. Tra questi quello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, quello della sindaca di Genova Silvia Salis, quello del presidente della Puglia Antonio Decaro e, appunto, quello di Gualtieri. Nessuno, però, si è finora candidato a quel ruolo. E lo stesso Gualtieri, oggi, mette un punto sulla propria candidatura: «Questo mio interesse e concentrazione su Roma non significa disinteresse», ha precisato, ricordando anche la sua esperienza da ministro nel secondo governo Conte e la possibilità di dare un contributo sulle politiche nazionali che riguardano le città e i Comuni.

La campagna elettorale è già partita

La questione della leadership si intreccia con una campagna elettorale che, di fatto, il centrosinistra ha già iniziato. La manifestazione di Napoli dell’8 luglio ha rappresentato il primo grande appuntamento pubblico unitario di Pd, M5S e Avs in vista delle politiche 2027. Ma oltre al candidato premier restano da definire il perimetro della coalizione e soprattutto il programma. Il rapporto con i partiti centristi, le politiche economiche, la posizione sulla guerra in Ucraina e sul sostegno militare a Kiev sono alcuni dei dossier che continuano a dividere le forze dell’alleanza. Anche il tema delle primarie rimane aperto. Schlein continua a considerarle una delle strade possibili per scegliere il candidato, mentre Conte ha rilanciato la disponibilità a discutere di un terzo nome. Nel frattempo, anche i sondaggi alimentano il dibattito: una rilevazione pubblicata a settembre indicava una quota significativa di elettori progressisti orientata verso l’ipotesi di una figura terza rispetto a Schlein e Conte, senza però risolvere la questione della leadership. Il risultato è un centrosinistra che ha già iniziato a mostrarsi insieme sui palchi, ma deve ancora decidere chi avrà il compito di guidarlo alle urne. E il «no» di Gualtieri restringe, almeno per ora, una delle strade che erano state esplorate per uscire dal duello tra Schlein e Conte.

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