
Con le temperature estive che rendono i quartieri di Roma sempre più invivibili per tre mesi all'anno e il bilancio europeo che conta oltre 35mila decessi in eccesso per le ondate di calore, la città si ritrova al centro del dibattito sull'emergenza climatica. La città, fragile di fronte all'alternarsi di periodi di intensa siccità e piogge torrenziali, diventa lo specchio di una crisi che colpisce in primis le persone più vulnerabili. È da questo scenario che il movimento Fridays for Future lancia un nuovo appello alla mobilitazione cittadina.
Di fronte a eventi meteorologici sempre più estremi e devastanti, gli attivisti di Fridays for Future accusano le istituzioni di irresponsabilità: «Dopo anni di campagne contro chi difende l'ambiente e a favore di chi causa la crisi climatica, oggi i governi non hanno più parole per giustificarsi di fronte ai territori devastati».
Nel mirino del movimento c'è la gestione politica dell'emergenza a livello nazionale e internazionale. Secondo Fridays for Future, nessun Paese occidentale è realmente preparato ad affrontare le conseguenze della catastrofe in atto, che vede l'Europa bruciare e i Paesi del Sud Globale venire sommersi.
In particolare, gli studenti e i giovani del movimento mettono sotto accusa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per l'annuncio del decreto volto a velocizzare l'estrazione di nuovo gas e petrolio sul territorio italiano. Un'accelerazione sulle fonti fossili che, evidenziano gli attivisti, viaggia in parallelo con il freno posto allo sviluppo delle alternative democratiche e rinnovabili, come le Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS).
Denunciato anche il ruolo dell'esecutivo rispetto ad Eni (di cui lo Stato detiene il 33% delle quote): «Il governo si dimentica degli extraprofitti delle aziende petrolifere in cambio di un falso tetto sul prezzo dei carburanti, mentre le guerre per il petrolio e il gas continuano a devastare il pianeta e a minacciare la libertà dei popoli».
Oltre alle politiche energetiche nazionali, Fridays for Future pone una forte enfasi sulla trasformazione urbanistica della Capitale e delle città italiane, chiedendo di fermare la speculazione edilizia e le colate di cemento.
«La presenza capillare di spazi verdi e naturali urbani è la differenza più rilevante fra la città presente e la città futura. Ridare spazio al suolo naturale, ai corridoi ecologici e alle aree umide significa offrire alla collettività un benessere e dei servizi dal valore ecologico ed economico enormemente superiore a quelli del suolo sigillato».
Il movimento rivendica città che tornino a essere spazio pubblico e luoghi di giustizia sociale e climatica, riprogettate con e per chi le abita.
I ragazzi di Fridays for Future chiamano tutta la cittadinanza a scendere in strada per chiedere l'accertamento delle responsabilità e un immediato cambio di rotta.
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