
Immagine di repertorio (Foto: shisuka/Canva.com)
Il costo dell’energia continua a pesare sulle micro e piccole imprese e rischia di ridurne la capacità di investire, assumere e innovare. A lanciare l’allarme è CNA Lazio, che richiama i risultati dell’indagine nazionale “Energia e piccole imprese”, realizzata dalla Confederazione su un campione di aziende associate appartenenti a diversi settori produttivi.
Secondo la rilevazione, il 78,2% delle imprese intervistate considera preoccupanti le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici, mentre per l’84% il costo dell’energia incide in maniera rilevante sull’attività aziendale.
Un problema che, sottolinea CNA, non riguarda più soltanto le attività tradizionalmente energivore, ma coinvolge produzioni artigiane, manifattura, servizi alla persona, ristorazione e commercio.
Nell’ultimo anno, per l’86,7% delle aziende intervistate è aumentato il livello di preoccupazione legato ai costi energetici. Il 76,5% dichiara inoltre di aver registrato un incremento della spesa per l’energia nell’ultimo semestre.
Tra le imprese che hanno subito rincari, il 45,8% segnala aumenti compresi tra il 10 e il 20%, mentre nel 19,1% dei casi l’incremento ha superato il 20%.
«Questi numeri devono accendere un faro anche sul Lazio – afferma il presidente di CNA Lazio, Michelangelo Melchionno – perché nella nostra regione migliaia di micro e piccole imprese lavorano ogni giorno con margini contenuti e hanno una capacità molto limitata di assorbire nuovi aumenti dei costi».
Secondo Melchionno, per un artigiano, un laboratorio, una piccola attività commerciale o un’impresa di servizi «una bolletta più alta non è semplicemente una voce di spesa in più», ma può tradursi in minori risorse per nuove assunzioni, acquisto di macchinari, innovazione e investimenti.
Dall’indagine emerge anche la difficoltà delle piccole imprese nel trasferire sui clienti l’aumento dei costi energetici. Il 56,8% delle aziende segnala una riduzione della marginalità, mentre soltanto il 20,4% dichiara di essere riuscito a scaricare almeno in parte i maggiori costi sui prezzi.
«Il rischio – prosegue Melchionno – è che il costo dell’energia diventi una tassa occulta sulla capacità delle nostre imprese di guardare al futuro».
Per CNA Lazio, la questione energetica non dovrebbe quindi essere affrontata soltanto nelle fasi di emergenza. L’associazione chiede interventi strutturali che favoriscano efficienza energetica, autoproduzione e comunità energetiche, con strumenti che risultino accessibili anche alle imprese di dimensioni più ridotte.
A livello nazionale, CNA sollecita inoltre maggiore trasparenza del mercato, misure per limitare l’esposizione alla volatilità dei prezzi e interventi strutturali destinati alle micro e piccole imprese.
«La transizione energetica può diventare una grande opportunità per il Lazio – conclude Melchionno – ma deve essere una transizione alla portata di tutti. Ridurre il costo dell’energia e renderlo più prevedibile significa difendere la competitività delle nostre imprese, ma anche tutelare occupazione, competenze e presidio economico e sociale dei territori».
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