
Notes on Martian Botany, Lorenzo Zerbini
A Roma una nuova mostra di Lorenzo Zerbini prosegue il percorso culturale di art’otel. Un’occasione per osservare un modello già consolidato a livello internazionale, nel quale arte contemporanea, design e programmazione culturale diventano parte dell’identità dell’hotel e del suo rapporto con la città.
Il modello art’otel si inserisce, del resto, in una trasformazione più ampia dell’ospitalità contemporanea, particolarmente visibile anche a Roma. Nuove aperture e riqualificazioni stanno restituendo vita a edifici e spazi urbani attraverso strutture che non si rivolgono più esclusivamente a chi arriva in città per soggiornarvi.
Sempre più spesso gli hotel cercano infatti un rapporto diretto con il territorio e con chi la città la abita ogni giorno. Ristoranti e terrazze aperti anche agli esterni, mostre, musica, incontri, presentazioni e appuntamenti culturali trasformano alcuni alberghi in nuovi luoghi di socialità urbana, frequentati dai romani per un incontro di lavoro, un appuntamento, una serata o semplicemente per vivere uno spazio della propria città.
È un cambiamento interessante anche dal punto di vista culturale. L’hotel, tradizionalmente pensato come luogo di passaggio e destinato soprattutto al viaggiatore, tende in alcuni casi a diventare un luogo più permeabile: la città entra nell’albergo e l’albergo entra nella vita della città.
In questo scenario art’otel sceglie l’arte contemporanea come principale elemento di connessione. La galleria gratuita, la collezione permanente, le mostre temporanee e gli appuntamenti culturali offrono una ragione per attraversare la soglia dell’hotel anche senza essere suoi ospiti. È qui che la scelta culturale incontra naturalmente anche quella imprenditoriale: aprire l’albergo alla città significa ampliare il pubblico che lo frequenta, costruire riconoscibilità e trasformarlo in un luogo nel quale tornare.
Roma, in questo senso, non è più soltanto la destinazione venduta dall’hotel al turista: diventa anche il pubblico al quale l’hotel si rivolge.
L’incontro tra arte e hotellerie non è una novità e art’otel non è l’unico esempio internazionale di questa contaminazione. Da tempo collezioni, installazioni, residenze e progetti site-specific hanno trovato spazio negli alberghi, soprattutto nel segmento dell’ospitalità di fascia alta e lifestyle.
Quello sviluppato da art’otel è però un modello particolarmente strutturato: l’arte non viene utilizzata soltanto per caratterizzare gli ambienti, ma entra nell’identità stessa delle strutture e continua a vivere attraverso mostre, incontri e una programmazione culturale aperta anche alla città.
A Roma questo percorso prosegue oggi con una nuova esposizione. Dal 22 settembre 2026 al 20 febbraio 2027 la Art Gallery di art’otel Rome Piazza Sallustio ospita Voyeurismo botanico, personale di Lorenzo Zerbini, curata da Sofia Di Gravio, visitabile gratuitamente tutti i giorni. La mostra riunisce video, fotografia e installazioni e sviluppa la ricerca dell’artista intorno al rapporto tra essere umano, natura e tecnologia.
Tra i lavori presentati anche Notes on Martian Botany, serie di 18 Polaroid realizzate a partire da immagini della superficie di Marte diffuse dalla NASA, sulle quali Zerbini costruisce una botanica immaginaria: un gioco percettivo sulla tendenza umana a cercare forme riconoscibili e possibili tracce di vita anche in un paesaggio extraterrestre.
La mostra non rappresenta un episodio isolato. La sede romana, inaugurata nel 2025, nasce già con una forte identità artistica costruita intorno a Pietro Ruffo, Signature Artist dell’hotel, autore della collezione permanente diffusa tra camere e spazi comuni.
Alla collezione si è poi affiancata l’attività della Art Gallery. Nel settembre 2025 è arrivata Where to / Spazi per l’intraducibile di Sveva Angeletti, con l’avvio del ciclo curatoriale affidato a Sofia Di Gravio; nel marzo 2026 è stata la volta di Marco Rossetti con Vita Activa. La condizione umana, composta anche da lavori concepiti specificamente per gli spazi della galleria. Alla programmazione espositiva si sono affiancati incontri con gli artisti, appuntamenti legati alla Rome Art Week e altri format culturali.
È proprio la continuità a rendere interessante l’esperienza romana: la presenza dell’arte non si esaurisce nell’allestimento dell’hotel, ma diventa attività culturale aperta alla città.
art’otel è un brand internazionale di PPHE Hotel Group, presente, oltre che a Roma, in città come Londra, Amsterdam, Berlino, Colonia e Zagabria. Il principio che accomuna le diverse strutture è l’associazione con un Signature Artist, chiamato a contribuire in maniera sostanziale all’identità visiva dell’hotel.
A Roma è Pietro Ruffo; a Londra Battersea il progetto artistico è legato a Jaime Hayon, mentre altre strutture hanno collaborato con artisti come D*Face, Georg Baselitz e Atelier Van Lieshout. Non una collezione standard replicata da una città all’altra, dunque, ma identità differenti inserite all’interno di uno stesso format internazionale.
La collezione permanente rappresenta soltanto una parte del sistema. Attraverso gallerie, mostre temporanee e il programma culturale art’beat, gli alberghi ospitano esposizioni, performance, musica, incontri e attività che mettono in relazione artisti, ospiti e pubblico locale.
Il modello non sostituisce naturalmente il business alberghiero. Camere, ospitalità, ristorazione, eventi e servizi rimangono il cuore dell’attività. Ma la cultura aggiunge qualcosa di più difficile da replicare: un’identità, una storia e una ragione per frequentare quel luogo anche al di fuori della sua funzione primaria.
È qui che il caso art’otel diventa interessante anche dal punto di vista del modello di business. L’arte non costituisce un’attività separata dall’hospitality, ma entra nel sistema complessivo dell’hotel: ne caratterizza gli spazi, genera contenuti, crea occasioni di frequentazione e permette di intercettare pubblici diversi da quelli che vi soggiornano.
Una mostra può portare nuovi visitatori, una programmazione continuativa può creare una comunità, una collezione permanente rende riconoscibile la struttura. La cultura diventa così parte dell’esperienza dell’hotel e, allo stesso tempo, uno degli elementi attraverso cui costruirne il posizionamento.
È forse questo l’aspetto più interessante dell’esperienza art’otel. Non tanto un albergo che decide di “ospitare l’arte”, quanto un modello di hospitality che sceglie di incorporare stabilmente la cultura nel proprio modo di essere vissuto e di relazionarsi con la città.
La nuova mostra di Lorenzo Zerbini diventa allora qualcosa di più di un appuntamento espositivo: è un nuovo tassello di un modello già sperimentato da anni in diverse città europee e che a Roma sta costruendo, mostra dopo mostra, un punto d’incontro tra ospitalità, produzione culturale e nuovi modi di vivere la città.
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