
Il Tondo ligneo dei due Fratelli, noto anche come “Tondo di Antinoopolis”, conservato al Museo Egizio del Cairo. L’opera, datata alla metà del II secolo d.C., sarà esposta all’Ara Pacis dopo il restauro
Dal Museo Egizio del Cairo a Roma, dopo un delicato intervento di restauro. Il Tondo dei due Fratelli, uno dei più rari esempi conservati della pittura dell’Egitto romano, arriverà al Museo dell’Ara Pacis per la mostra “Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum”, in programma dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027.
Il restauro dell’opera è stato presentato al Cairo l’11 ottobre. Il dipinto, proveniente da Antinoopolis, nel Medio Egitto, è datato alla metà del II secolo d.C. e sarà esposto per la prima volta in Italia.
Realizzato su supporto ligneo con la tecnica dell’encausto, che utilizza pigmenti mescolati alla cera, raffigura a mezzo busto due giovani tradizionalmente identificati come fratelli. La somiglianza dei volti convive con una resa distinta delle fisionomie, degli incarnati e degli abiti.
L’intervento è stato realizzato in Egitto dalla cooperativa italiana Fabrica Conservazione e Restauro, nell’ambito del progetto espositivo, in collaborazione con i restauratori del Museo Egizio.
Le condizioni dell’opera richiedevano particolare cautela sia per la fragilità del supporto ligneo sia per quella della superficie pittorica. Il legno presentava infatti danni provocati in passato da insetti xilofagi, che avevano scavato gallerie e lasciato alcune porzioni di pittura prive di un sostegno stabile.
Dopo le indagini preliminari sono stati rimossi i depositi superficiali, attenuati alcuni sbiancamenti e consolidati gli strati pittorici sollevati.
Un intervento specifico ha riguardato anche alcuni frammenti delle labbra e del mento di uno dei due giovani, che erano stati ricollocati in posizione non corretta durante un precedente restauro. La fase conclusiva ha previsto un’equilibratura cromatica delle piccole lacune per migliorare la leggibilità complessiva senza alterare le parti originali.
«Il suo restauro ha richiesto un intervento estremamente accurato a causa della fragilità sia del supporto in legno che della superficie dipinta», ha spiegato Hisham El-Leithy, segretario generale del Supreme Council of Antiquities egiziano, sottolineando la collaborazione tra restauratori egiziani e italiani.
Il Tondo sarà una delle opere centrali della mostra dell’Ara Pacis, che riunirà oltre 110 reperti tra tavole dipinte, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie.
Quasi 50 saranno ritratti del Fayum, provenienti da un ampio programma di prestiti internazionali. Per l’occasione l’Egitto concederà gran parte delle tavole conservate nelle proprie collezioni e mai esposte prima fuori dal Paese.
Al nucleo egiziano si aggiungeranno 23 opere del Louvre, oltre a prestiti dal Getty Museum, dal Metropolitan Museum of Art di New York, dal Landesmuseum Württemberg di Stoccarda e da altre istituzioni.
Sarà esposto anche un ritratto giovanile emerso recentemente dagli scavi della missione archeologica italiana dell’Università del Salento in Egitto, presentato per la prima volta al pubblico.
I cosiddetti ritratti del Fayum costituiscono una delle testimonianze più riconoscibili della pittura dell’età romana in Egitto. Realizzati principalmente su sottili tavole lignee, venivano inseriti nelle bende delle mummie in corrispondenza del volto del defunto.
Ne sono conservati meno di mille esemplari nel mondo, spesso particolarmente delicati e raramente concessi in prestito.
La mostra romana metterà queste opere in relazione con la tradizione del ritratto nella Roma antica, ricostruendo gli scambi artistici e culturali tra mondo egiziano, greco e romano.
«Nel Tondo dei due Fratelli ci attraggono la straordinaria intensità e immediatezza espressiva, la forte resa naturalistica, il contatto diretto e magnetico degli sguardi», ha dichiarato il sovrintendente capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce.
L’esposizione è curata dallo stesso Parisi Presicce insieme a Laura Petacco ed è promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
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