Roma, 19 ottobre 2026
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Apre a San Lorenzo un nuovo teatro: «Cultura e partecipazione contro la "malamovida"»

La Capitale ha visitato in anteprima i nuovi spazi ricavati da un'ex officina. La sala principale, per gli spettacoli, sarà intitolata a Laura Betti: attrice, cantante e regista, custode della memoria di Pasolini

di Titty Santoriello Indiano TEMPO DI LETTURA 2'
Apre a San Lorenzo un nuovo teatro: «Cultura e partecipazione contro la "malamovida"»

I lavori sono quasi conclusi: a dicembre a San Lorenzo aprirà «Teatri di Vita Scalo», un nuovo teatro che nascerà dagli spazi di un'ex officina. La sala principale, per gli spettacoli, è intitolata a Laura Betti, attrice, cantante e regista, custode della memoria di Pasolini. Una seconda sala è dedicata a mostre, installazioni e incontri. Il bar sarà un luogo di ritrovo. Una scommessa su un modo diverso di vivere la cultura e il tempo libero, in un quartiere che molti conoscono per la "malamovida".

Da Bologna a Roma

Il progetto nasce dall'esperienza di Teatri di Vita, centro di produzione teatrale attivo da oltre trent'anni a Bologna, all'interno di un edificio di archeologia industriale. L'idea è creare un ponte tra le due città, mettendo in relazione il lavoro della sede bolognese con le attività del nuovo spazio romano. Per realizzarlo è stata acquisita un'ex officina. I lavori, avviati lo scorso anno, hanno previsto l'unione di due locali, il cambio di destinazione d'uso, una demolizione parziale, l'ampliamento e l'innalzamento dell'edificio.

L'architettura: un vagone ferroviario allo Scalo San Lorenzo

Il legame con lo Scalo San Lorenzo attraversa il progetto architettonico, il nome e l'identità del nuovo spazio. L'architetto Andrea Adriatico è partito dall'impostazione dell'edificio esistente, enfatizzandone la somiglianza con un vagone ferroviario, richiamata in particolare dalla forma della copertura. Tra gli elementi distintivi compare anche l'oblò, presente negli spazi di Teatri di Vita a Bologna. Insieme all'impostazione della facciata, che richiama quella della sede bolognese, costituisce un ulteriore collegamento visivo tra i due teatri. Il concetto di scalo ispira anche la funzione del centro: un luogo di arrivo e di partenza, di passaggio e di incontro, dove si «porta qualcosa e si lascia qualcosa». Una vocazione allo scambio che il progetto traduce nella relazione tra artisti, spettatori e abitanti del quartiere.

Il giardino e il murale di Eva Robin's

Il giardino è parte integrante del progetto ed è concepito come un'estensione naturale del foyer coperto. La superficie completamente permeabile contribuisce alla vocazione ecologica dello spazio, pensato per unire cultura, natura e socialità in un quartiere ad alta densità edilizia. All'esterno si trova il murale realizzato da Eva Robin's durante una residenza artistica organizzata lo scorso autunno, nel corso della quale l'artista ha lavorato sul posto per due settimane. L'opera rappresenta uno dei primi segni della trasformazione. Il giardino avrà anche una funzione di passaggio tra la strada e il teatro. A Bologna gli spettatori attraversano un parco prima di raggiungere la sala; a Roma, pur in un contesto diverso, l'ingresso attraverso lo spazio verde offrirà un momento di distacco dal traffico e dal ritmo della metropoli.

L'ingresso e i percorsi del pubblico

L'accesso al teatro avverrà dal giardino, attraverso uno spazio che ospiterà la biglietteria. Il pubblico potrà seguire due percorsi: l'ingresso principale condurrà alla parte bassa della sala e della gradinata, con un accesso privo di barriere architettoniche. Una scala permetterà, invece, di raggiungere direttamente i posti nella parte alta. Al piano superiore si troveranno anche i camerini degli artisti oltre alla cabina di regia, con i comandi tecnici e una visuale sull'intero ambiente.

La sala teatrale dedicata a Laura Betti

La sala principale sarà intitolata a Laura Betti, attrice, cantante e regista, protagonista del cinema e del teatro italiani e instancabile promotrice e custode della memoria di Pier Paolo Pasolini. La dedica rafforza il legame con Teatri di Vita a Bologna, dove le due sale portano i nomi di Pier Paolo Pasolini e Pier Vittorio Tondelli.

La seconda sala: incontri, mostre e proiezioni

La seconda sala, già sostanzialmente pronta, avrà una funzione flessibile. Ospiterà un punto di appoggio per il lavoro d'ufficio, ma sarà soprattutto utilizzata per incontri, presentazioni di libri, mostre, installazioni, interventi artistici e proiezioni.

Un teatro contro la "malamovida": il rapporto con il Municipio e con il quartiere

La relazione con il territorio è considerata fondamentale. I promotori si sono già presentati al quartiere, mentre il primo confronto con il Municipio ha riguardato gli aspetti tecnico-amministrativi e le autorizzazioni necessarie per la trasformazione dell'edificio. In un quartiere spesso associato spesso alla malamovida, la scelta di aprire un teatro assume un valore particolare:

«Siamo stati felici di sostenere questo progetto perché questa è la risposta migliore nella battaglia contro la malamovida: il teatro che si apre al territorio», ha commentato l'assessora ai Lavori Pubblici del II municipio Paola Rossi.

Teatro e partecipazione

«Teatri di Vita Scalo è un po' una scommessa su un modo diverso di pensare al teatro: non soltanto una sala teatrale dove si fanno spettacoli, ma anche un luogo di incontro, di socializzazione e di partecipazione», ha anticipato il direttore artistico Stefano Casi.


«L'idea è quella di creare uno spazio per il quartiere e per la città, che metta al centro l'incontro fra artisti e persone. Uno scambio che appartiene anche alla natura storica di questo angolo di Roma, che era lo scalo ferroviario: uno scalo dove ci si incontra, si va e si viene, si porta qualcosa e si lascia qualcosa», ha concluso Casi.
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