Roma, 21 ottobre 2026
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Aggressioni in minicar, i due minorenni hanno risposto alle domande del pm: «Non volevamo fare male a nessuno»

I due minorenni di 16 e 17 anni interrogati per oltre tre ore dal pm della Procura minorile. Hanno ammesso le aggressioni ispirate da TikTok, ma negano di aver spinto per "gioco". La Procura contesta il tentato omicidio

di Redazione La Capitale TEMPO DI LETTURA 2'
Aggressioni in minicar, i due minorenni hanno risposto alle domande del pm: «Non volevamo fare male a nessuno»

«Non volevamo fare male a nessuno». Si sono scusati più volte, tra la paura e il pentimento, ma le loro parole non bastano a cancellare la gravità dei fatti. Sono durati oltre tre ore e mezza gli interrogatori dei due minori,un 17enne alla guida e un 16enne passeggero, finiti al centro dell'inchiesta sulla cosiddetta "banda della minicar", responsabile di una serie di violente aggressioni avvenute a Roma, nel quartiere Monteverde, tra il 4 e il 5 ottobre. Accompagnati dai genitori e dai rispettivi legali presso la Procura per i Minorenni, i due ragazzi hanno risposto alle domande del magistrato. Tuttavia, a differenza di quanto dichiarato in un primo momento agli inquirenti,non hanno riammesso di aver spinto i passanti "per gioco".

Le gravi condizioni dell'attore Davide Iacopini e le accuse

Mentre i giovani cercano di ridimensionare l'intenzionalità del gesto, la realtà dei fatti resta drammatica. L'attore Davide Iacopini, 42 anni, la vittima più grave della scorribanda, si trova infatti ancora ricoverato in terapia intensiva all'Ospedale San Camillo. Sarebbe stato proprio il passeggero 16enne a togliere di netto le mani dal manubrio del monopattino su cui viaggiava l'attore, provocandone la rovinosa caduta. Alla luce del quadro clinico della vittima, il procuratore per i Minori Giovanna Lebboroni contesta ai due indagati i reati di tentato omicidio con l'aggravante dei futili motivi per aver agito per mero divertimento,lesioni personali aggravate e percosse in concorso. A queste accuse si aggiunge quella di aver nascosto la targa della minicar, una precauzione presa appositamente per rendere impossibile la propria identificazione tramite le telecamere di videosorveglianza.

La confessione sulle aggressioni e l'emulazione dei video di TikTok

Durante il colloquio con il pm, i due ragazzi hanno confermato la versione già data la scorsa settimana al pm della Procura ordinaria Ambrogio Cassiani durante le perquisizioni. Usciti di casa con l'intenzione di trascorrere del tempo insieme,hanno ammesso tre dei quattro blitz attualmente contestati nel capo di imputazione, anche se si ipotizza un totale di almeno sei episodi avvenuti nelle stesse serate, su due dei quali mancano ancora le denunce formali. I bersagli venivano scelti senza alcun criterio logico, ammettendo di aver scelto le vittime a caso perché ispirati da alcuni video visti su TikTok dove le persone facevano simili bravate senza che succedesse nulla di brutto.

Lo stop dopo la notizia e le possibili misure cautelari

A farli fermare è stata solo la notizia del gravissimo stato di salute dell'attore Iacopini, spiegando ai magistrati di non essersi resi conto subito della gravità della situazione e di essersi spaventati solo una volta appresa la notizia dai giornali. In una nota ufficiale, la Procuratrice dei Minori Giovanna Lebboroni ha confermato che gli indagati hanno reso dichiarazioni rispondendo a tutte le domande del magistrato. Ora, alla luce delle gravissime contestazioni, la Procura minorile potrebbe chiedere a breve l'emissione di misure cautelari nei confronti dei due ragazzi.

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