
Non è stata riconosciuta l’aggravante legata alla discriminazione omofoba nel procedimento per l’aggressione alla coppia gay avvenuta nella notte di Capodanno del 2025 nei pressi di piazza Malatesta, al Prenestino.
Il gup di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per uno dei tre imputati e la messa alla prova per gli altri due, ammettendo inoltre Roma Capitale come parte civile.
La decisione ha riaperto il tema dell’assenza di una specifica tutela normativa contro la violenza omolesbobitransfobica. «Serve anche una legge nazionale che riconosca e contrasti con maggiore efficacia la violenza omolesbobitransfobica», affermano nel loro intervento Marilena Grassadonia, coordinatrice delle Politiche Diritti LGBT+ di Roma Capitale, e l’assessora alle Pari opportunità Valeria Baglio.
Grassadonia ha inoltre definito la costituzione di Roma Capitale come parte civile «la conferma di una presa di responsabilità dell’Amministrazione», sottolineando come la violenza subita dalla coppia coinvolga, a suo giudizio, «l’intera comunità cittadina».
Ai tre imputati viene contestato il reato di lesioni aggravate dal numero delle persone, ma non la finalità di discriminazione o odio.
Secondo quanto riferito dagli avvocati Leonardo Pompili e Riccardo Bucci, che assistono le parti civili, il giudice avrebbe ritenuto che l’omofobia non rientri tra i casi previsti dalla normativa vigente, richiamando anche la mancata approvazione del ddl Zan.
I legali hanno parlato di un’interpretazione della norma che potrebbe riaprire il confronto sulla necessità di un intervento del legislatore.
Per i due imputati ammessi alla messa alla prova, il giudice valuterà a gennaio il programma da seguire, subordinandolo anche a una proposta risarcitoria ritenuta congrua.
Sul mancato riconoscimento dell’aggravante è intervenuta anche Gaynet.
«Abbiamo avuto l’ennesima conferma che, per l’ordinamento italiano, la violenza omofobica resta invisibile», ha dichiarato il presidente Rosario Coco.
Secondo l’associazione, l’assenza di una specifica tutela normativa impedisce di riconoscere nel capo d’imputazione la matrice omofoba dell’aggressione, nonostante – secondo quanto riferito da Gaynet – l’episodio sia stato accompagnato da insulti omofobi e sia iniziato mentre i due ragazzi si tenevano per mano.
Gaynet ha annunciato di essere al lavoro su una nuova proposta di legge dedicata alla prevenzione, al monitoraggio e al contrasto dell’odio omolesbobitransfobico.
Per Grassadonia e Baglio la risposta non può essere affidata soltanto alle amministrazioni locali.
L’assessora alle Pari opportunità ha chiesto strumenti nazionali più efficaci sul piano della prevenzione, della tutela e del sostegno alle vittime, mentre Grassadonia ha richiamato il valore della costituzione di Roma Capitale come parte civile.
La vicenda aveva provocato, dopo l’aggressione, una mobilitazione pubblica a Roma e i due giovani erano stati ricevuti in Campidoglio dal sindaco Roberto Gualtieri.
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