
L’adenocarcinoma polmonare è il sottotipo più frequente di tumore del polmone e rientra nella categoria delle neoplasie non a piccole cellule. È questa la forma di tumore diagnosticata a Papa Leone XIV, individuata in una fase precoce e circoscritta a un lobo polmonare, secondo le informazioni diffuse sulla sua situazione clinica. Proprio la diagnosi tempestiva è uno degli elementi centrali per comprendere le possibilità di trattamento di questa patologia. Secondo i dati dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), l’adenocarcinoma rappresenta circa il 60 per cento dei tumori polmonari. Nel complesso, in Italia il cancro del polmone registra circa 27.100 nuove diagnosi tra gli uomini e 16.400 tra le donne, secondo i dati Airtum 2025.
Dal punto di vista clinico, i tumori del polmone vengono suddivisi principalmente in due grandi categorie: quelli non a piccole cellule, che costituiscono circa l’85 per cento dei casi, e quelli a piccole cellule, conosciuti anche come microcitomi, che rappresentano circa il 10-15 per cento. All’interno del primo gruppo rientrano tre sottotipi principali: adenocarcinoma, carcinoma spinocellulare e carcinoma a grandi cellule. L’adenocarcinoma tende a svilupparsi nelle aree più periferiche del polmone, a livello dei bronchi di diametro minore e dei tessuti che comprendono gli alveoli, le strutture attraverso cui avviene lo scambio di ossigeno e anidride carbonica. Come accade per gli altri tumori, la malattia è legata a una proliferazione incontrollata delle cellule, provocata da alterazioni del Dna. Le cause precise che determinano queste mutazioni non sono sempre identificabili.
Il fumo di sigaretta è uno dei principali fattori di rischio per il tumore polmonare, ma non è l’unico. L’adenocarcinoma può infatti svilupparsi anche in persone che non hanno mai fumato. «È una neoplasia non sempre legata al fumo, nel senso che c’è una percentuale di persone che hanno queste forme, pur non avendo avuto delle esposizioni al fumo attivo», ha spiegato Claudio Micheletto, direttore dell’unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona e componente del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo). Tra gli altri fattori di rischio vengono indicate l’esposizione all’amianto e il contatto con sostanze come arsenico, radon e nichel. La presenza di uno o più fattori di rischio, tuttavia, non significa che la malattia si svilupperà necessariamente.
Uno degli aspetti più insidiosi dell’adenocarcinoma polmonare è che, nelle fasi iniziali, può non provocare sintomi evidenti. In alcuni casi la diagnosi arriva durante esami effettuati per altri motivi, quando la persona non sospetta la presenza di una neoplasia. Con il progredire della malattia possono comparire diversi disturbi, tra cui tosse persistente, generalmente secca e talvolta accompagnata da sangue, difficoltà respiratorie, affanno e respiro corto, dolore al petto, stanchezza e debolezza generalizzata, febbre e perdita di peso non intenzionale e diminuzione dell’appetito. Questi sintomi non sono specifici del tumore e possono essere legati anche ad altre condizioni. Se persistono, peggiorano o si accompagnano a segnali preoccupanti, è importante rivolgersi al medico per gli accertamenti necessari. La comparsa di sintomi nelle fasi più avanzate può essere legata anche alla diffusione della malattia ad altre aree dell’organismo, come i linfonodi, il fegato e le ghiandole surrenali.
Individuare il tumore quando è ancora localizzato può fare una differenza importante nelle possibilità terapeutiche. Per questo la diagnosi precoce è considerata un elemento cruciale nella gestione della patologia. Il percorso diagnostico può comprendere esami di diagnostica per immagini, come radiografia del torace, tomografia computerizzata (Tac), risonanza magnetica e Pet, selezionati in base al quadro clinico. Quando viene individuata una formazione sospetta, è necessario stabilirne la natura attraverso l’analisi di un campione di tessuto, generalmente ottenuto con una biopsia. L’esame istologico permette di caratterizzare la neoplasia. Gli accertamenti vengono poi completati con la stadiazione, cioè la valutazione dell’estensione del tumore e dell’eventuale coinvolgimento dei linfonodi o di altri organi. Sono informazioni essenziali per definire il percorso terapeutico.
Il trattamento dipende da diversi fattori: lo stadio della malattia, le dimensioni e la posizione della massa, le condizioni generali del paziente e le caratteristiche biologiche del tumore. Quando l’adenocarcinoma viene diagnosticato in una fase iniziale, non si è diffuso ad altri organi e presenta caratteristiche compatibili con un intervento, la chirurgia può rappresentare la principale opzione terapeutica. In alcuni casi può essere necessario associare alla rimozione chirurgica altri trattamenti, come chemioterapia o radioterapia. Per altre situazioni possono essere indicate terapie differenti, scelte sulla base delle caratteristiche della neoplasia. «Per fortuna nel caso del Pontefice l’adenocarcinoma è stato identificato in una fase precoce e quindi circoscritto a un lobo» polmonare, ha spiegato Micheletto. «Generalmente la chirurgia è risolutiva», ha aggiunto, precisando che la valutazione deve tenere conto anche dell’esame istologico definitivo e dell’eventuale presenza di cellule tumorali nei linfonodi. La prognosi, quindi, non dipende soltanto dal nome della malattia, ma soprattutto dal suo stadio e dalle caratteristiche specifiche del caso. La diagnosi precoce e la definizione di un percorso terapeutico personalizzato restano elementi determinanti nella gestione dell’adenocarcinoma polmonare.
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